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Case popolari: il nuovo standard è eco

Il concetto di casa popolare, o meglio di social housing - adottando l'espressione anglosassone che, archiviata la vecchia concezione del grigio casermone di periferia, la rilegge nel senso della ricerca architettonica e stilistica - , si evolve, e lo fa strizzando l'occhio all'eco-sostenibilità. La chiave di volta resta la filosfia low cost, tradizionalmente associata all'edilizia residenziale convenzionata, attraverso tempi di produzione particolarmente ridotti: ora, però, i nuovi fabbricati puntano non solo ad essere a affittati e venduti a prezzi concorrenziali, ma anche ad elevare significativamente la qualità finale, soprattutto in termini di prestazioni energetiche e di sicurezza.

A centrare particolarmente bene i nuovi standard dell'edilizia popolare sono i materiali ecocompativili applicati alle tecnologie costruttive dei prefabbricati in legno: una tendenza che mira a produrre ambienti ad alto tasso di vivibilità, ma soprattutto in grado di fornire una valida risposta alle sollecitazioni sismiche e al rischio di incendio.

Anche l'abbattimento dei consumi vuole la sua parte: grazie all'utilizzo misto di cemento leggero, laterizio, acciaio e soluzioni isolanti in fibra artificiale o animale, gli edifici multipiano in legno di ultima generazione possono praticamente dimezzare il consumo di gasolio rispetto alla media nazionale, portandolo anche a 7 litri al metro quadro l'anno.

Sulla scia delle storie di successo ambientate in città come Berlino, Londra, Vienna, la tendenza si sta progressivamente affermando anche da noi, facendo tesoro del ruolo di punta giocato dal Trentino-Alto Adige. Tra le regioni più attive in questo senso la Lombardia e il Veneto: è recente ad esempio l'ultimazione di un progetto di social housing con rivestimento di lamelle in legno in provincia di Treviso da parte dello studio milanese Thun.

(foto © Xavier de Jauréguiberry su Flickr)

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