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Giro di vite sulle seconde case a Pechino

Il governo di Pechino stringe la lente sul mercato immobiliare, confermando la severa linea in fatto di seconde case e preparandosi ad inasprire i provvedimenti fiscali già varati. Per cercare di mettere un freno alla dinamica sempre più fuori controllo dei prezzi, il Consiglio di Stato ha già approvato infatti dei limiti all'acquisizione di immobili in alcune grosse città, dove le quotazioni troppo spinte continuano a porre il mercato di fronte a un concreto rischio bolla.

La strategia di contenimento si starebbe inoltre allargando dalle città più prosperose ai centri meno sviluppati, rendendo conto di un fenomeno in rapida espansione. Tra i provvedimenti varati più di recente dal governo cinese, uno dei più significativi riguarda ad esempio l'innalzamento della soglia dell'acconto richiesto per l'acquisto della seconda casa, passato al 60% rispetto al precedente 50%.

Per questa tipologia di abitazioni è però anche scattata una tassa di proprietà di valore compreso tra lo 0,4% e l'1,2% del prezzo dell'immobile, misura che, dopo una prima applicazione a Shanghai e Chongqin, potrebbe presto estendersi ad altre zone. L'introduzione dell'quivalente dell'Ici nostrana è stata resa necessaria da un trend rialzista delle quotazioni che, seppur in riduzione rispetto al boom dello scorso aprile, non avrebbe comunque cessato di girare a pieno ritmo.

Lo scorso dicembre le quotazioni delle settanta principali città avrebbero non a caso segnato un +6,4% rispetto al mese precedente. Nel complesso, i metri quadrati venduti nel corso del 2010 si aggirano intorno al miliardo, sfiorando la superficie dell'area urbana di Roma, in aumento del 10% sui livelli del 2009.

(foto © designdiffusion)

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